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“Sono qui per cercare una via di fuga”

  • maralupicaspagnolo
  • 30 set 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

La fase iniziale della terapia prevede sempre una precisa domanda:


“Perché sei qui oggi?”

Le risposte ovviamente sono le più diverse, ma oggi un* nuov* paziente mi ha detto:


“Sono qui per cercare una via di fuga”

Mi racconta della situazione che sta vivendo e del suo sentirsi continuamente sbagliat*, vittima delle scelte (sue e altrui) che l’hanno portat* a sentirsi prigionier* della sua testa, della sua stessa esistenza.


Quante volte anche tu ti sei sentit* così?

Forse, purtroppo, molto spesso.


Al termine del colloquio mi sono fermata a riflettere su quanto questo senso di costrizione così comune ci porti inevitabilmente a chiuderci in noi stessi, manifestandosi poi con modalità difficili da gestire: sensazioni di ansia, panico, stati di tristezza, bisogno di compensazione… allontanandoci dal cogliere invece quelle che sono le nostre possibilità d’azione.

E qui si presenta un altro problema:


come facciamo ad uscire da questa nostra prigione se la possibilità di uscire o di cambiare ci terrorizza?


In questi momenti decidiamo il più delle volte di rimanere immobili, aumentando ancora di più quella frustrazione del non agire, danneggiando inoltre la nostra autostima e la nostra auto efficacia.


Vale la pena fermarsi? Vale la pena mettersi in standby solo perché ci facciamo dominare dalla paura?

Ovviamente la risposta è no, ma lo sai già anche tu.


Dunque come muoversi?

Oggi quest* paziente ha deciso di fare il primo passo e di iniziare un suo personale percorso, con la consapevolezza che avrebbe potuto benissimo farcela da sol*, ma che in due il lavoro sarebbe decisamente stato più semplice. Ha deciso così di indagare insieme a me quali possano essere le chiavi che ha in tasca in questo momento e di trovare quella più adatta ad aprire nuove vie di azione, nuove possibilità.


La chiave per uscire dalla nostra prigione la possiamo davvero trovare solo in noi stessi.


Se ti capita di sentirti così, se ti accade di sentirti incastrat* in una storia dove il protagonista non sei più tu, prova a metterti in gioco, a muoverti, e non preoccuparti se all’inizio il movimento ti apparirà impercettibile…come dico spesso in terapia:


“Anche un piccolo passo è comunque un passo”

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